L’ECONOMIST: MPS RISCHIA IL FALLIMENTO A BREVE E LE BANCHE ITALIANE HANNO UN BUCO (PERDITE SU PRESTITI) DI 200 MILIARDI

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LONDRA – “Da tre settimane le turbolenze attorno alla Brexit stanno allarmando gli operatori di borsa. E questa settimana si e’ saputo che la piu’ antica banca del mondo, l’italiana Monte dei Paschi di Siena, detiene 47 miliardi di euro di crediti deteriorati e rischia ora il fallimento. L’insieme delle banche italiane registra addirittura 360 miliardi di euro di crediti inesigibili e meno della meta’ di questi potra’ essere coperta dall’intervento dello Stato”,

Lo scrive con grande rilievo oggi il settimanale britannico Economist.

“La stessa Banca d’Italia ha ammesso – prosegue l’articolo – che 200 miliardi sono stati prestati a clienti che hanno dichiarato il fallimento, spesso piccole aziende travolte dalla crisi. Questa volta, pero’, non dovranno essere toccati i contribuenti, avvertono il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble”.

La notizia dei 200 miliardi di euro prestati a clienti – ovvero aziende – che hanno dichiarato fallimento è molto allarmante, perché a differenza dei mutui bancari e dei prestiti a privati che in entrambi i casi vengono concessi a fronte di solide garanzie immobiliari o di reddito, i prestiti alle aziende quasi mai hanno alle spalle garanzie immobiliari o finanziarie di facile liquidazione e nel caso, esperienza insegna che il patrimonio immobiliare aziendale è difficilmente ricollocabile sul mercato, e rappresenta in massima parte una perdita, per le banche creditrici. Questo, innalza notevolmente la soglia di rischio di fallimento del sistema bancario italiano.

“E i risparmiatori ed investitori tedeschi – precisa l’Economist nell’articolo – sono tuttavia preoccupati per questa lunga serie di cattive notizie: si tratta di una preoccupazione giustificata, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il quale prevede che a causa della Brexit l’economia italiana necessitera’ di un periodo ancor piu’ lungo per tornare a una crescita economica sostenuta”.

“Ma cosa significa tutto questo per i risparmiatori classici? – si domanda l’Economist -. Per tutti i cittadini tedeschi, tranne i 550 mila italiani che vivono in Germania, questa situazione avra’ poche ripercussioni: sono pochissimi i risparmiatori tedeschi a tenere i loro patrimoni presso banche italiane. Come tutti gli altri Stati Ue, l’Italia ha una garanzia sui depositi di 100 mila euro per i correntisti, ma in Germania le banche italiane e i titoli che emettono vengono consigliate raramente. E altrettanto raramente i risparmiatori tedeschi prestano i loro soldi direttamente alle banche italiane”.

Questo ormai avviene da anni, almeno dall’estate del 2011, quando la grande stampa tedesca annunciò che i titoli di stato italiani erano “rischiosi” e contemporaneamente la Deutsche Bank si liberò – vendendoli in massa – di tutti i Btp che aveva in portafoglio, causando l’ormai famosa “impennata dello spread” che portò alle dimissioni del governo Berlusconi.

Fonte: Il Nord

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